Protocolli

IPv6

La versione attuale dell'Internet Protocol, con indirizzi a 128 bit che permettono di dare a ogni sensore un indirizzo univoco a livello globale senza traduzione.

Lo spazio di indirizzamento di IPv4 era troppo piccolo per il numero di dispositivi connessi ben prima dell’arrivo dell’IoT, e gli indirizzi privati dietro NAT rendono i dispositivi difficili da raggiungere. IPv6 risolve il primo problema alla radice e attenua il secondo: con l’autoconfigurazione stateless degli indirizzi, un dispositivo può ricavare il proprio indirizzo da un annuncio del router ed essere raggiungibile end to end, nei limiti delle politiche del firewall.

Per l’IoT l’impatto vero è arrivato attraverso 6LoWPAN, che comprime gli header IPv6 quanto basta per farli entrare nei frame IEEE 802.15.4, e attraverso Thread, che costruisce tutta la sua rete mesh su IPv6, così che un border router possa inoltrare i pacchetti senza traduzione. Anche le reti cellulari assegnano sempre più spesso indirizzi IPv6 ai moduli. Il compromesso è che gran parte del mondo cloud e aziendale gira ancora su IPv4, per cui nella pratica restano comuni le progettazioni dual stack e la traduzione all’edge. Vedi Thread spiegato.

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